Profilo aziendale

Ivars è una fiorente realtà specializzata nella produzione di sedute, di accessori per mobili e di materiale per l'edilizia che si è distinta per l'elevata qualità dei suoi prodotti e per la sua capacità di rispondere con successo alle esigenze espresse dalla clientela sul mercato.

Tutto questo è frutto di una strategia orientata ad un costante miglioramento nel tempo che ha permesso ad Ivars di affermarsi ottenendo risultati di eccellenza. Ivars è oggi affermata e conosciuta in tutto il mondo ed affronta con coraggio le sfide sui mercati internazionali. Le opportunità di sviluppo nei Paesi emergenti hanno suggerito ad Ivars la creazione di un Network di aziende, il Gruppo Twins, tramite il quale nascono e si sviluppano nuove prospettive.

Una storia lunga 60 anni

1947 - 2007

La storia imprenditoriale di Giulio Pietro Ebenestelli cominciò il 26 giugno 1947 quando fonda la IVARS nata con la denominazione di “Industria Valsabbina Applicazioni Resine Sintetiche”. La nuova attività inizia con l’acquisto di un tornio, una fresatrice, un trapano, una limatrice e gli accessori per la saldatura. E’ il primo passo. Il primo ideale mattone di quella azienda che da oltre mezzo secolo contribuisce in maniera fattiva allo sviluppo economico del territorio dando lavoro a tanta gente. Ma, intanto, la vita non è facile. Si lavora nel locale del vecchio mulino “Tone Giacomini”, che ha una turbina per la produzione di corrente, ed è nel cuore di Vestone, dietro la chiesa. Ci si dedica, in un primo tempo alle riparazioni meccaniche. Sono anni in cui la fatica quotidiana non impedisce al giovane Ebenestelli di seguire con estrema attenzione i rapidi cambiamenti che avvengono in ogni settore in termini di materiali, tecniche di lavorazione, sviluppo di nuovi mercati. Egli è deciso a cogliere tutti quei segnali provenienti da una economia in fase di ricostruzione e di inevitabile sviluppo che sono in grado di stimolare il suo dinamismo operativo.

Giulio Ebenestelli, pertanto , si rende rapidamente conto che il futuro è tutto nella lavorazione di materiali termoindurenti come la bachelite. Inventata dall’americano Bakeland, la sua comparsa in Europa fin dai primi anni '30 aveva promosso o rivoluzionato diverse realtà industriali. La lavorazione richiede però sostanziosi investimenti nell’acquisto di presse idrauliche. Capitali, al vecchio mulino, non ce ne sono.Ma ingegnosità ed ostinazione vestonese, ce n'è tanta. Così Ebenestelli, assemblando due presse a trazione umana comincia la lavorazione delle resine sintetiche e lo stampaggio dei termoindurenti. Il successo incontrato dalla prima produzione conferma l'opportunità della scelta e lo incoraggiò a proseguire il suo impegno grazie ad una politica aziendale sobria, concreta, che gestiva con responsabile consapevolezza le proprie forze, si sviluppava rapidamente una impresa in grado di rappresentare, già in quegli anni, un significativo punto di riferimento per la forza lavoro della valle.

Storia

Giungono forse nel tardo neolitico i primi abitatori della Valle Sabbia. Lo testimonierebbero resti ceramici e litici di quel periodo, messi in luce nelle grotte dette “Cùei de Baratù”.
Vengono dalle pianure russo-asiatiche, dalle plaghe danubiane e si spostano seguendo le grandi migrazioni, verso l’Europa occidentale.
Sono grossi gruppi familiari, tribù, che la tradizione chiamerà Stoni, Sabini, Vennoni, Edrani. Si stabiliscono nei punti strategici della valle, costruiscono vasti insediamenti di capanne che poi fortificheranno con solidi muri a secco, i cosiddetti “castellieri” i cui resti sono ancora visibili nell’arca di qualche paese.
Ricca di acque, di boschi, di cacciagione, la Valle Sabbia acquista una certa importanza, sia nel periodo preistorico, sia in particolare, in epoca gallica e romana.
Da un punto di vista geografico, infatti, costituisce il percorso obbligato verso il Tirolo e le terre dei Germani. Ancora più importante è la presenza, nella zona di Provaglio, di miniere di piombo argentifero e rame, il cui sfruttamento pare fosse già iniziato dal III millennio a.C.

Forti, indomiti, indipendenti, questi primi “valsabbini” non tollerano intromissioni nel loro spazio vitale. Ma nell’89 a.C. in seguito alla “Lex Pompeia”, come racconta Plinio, la Valle Sabbia entra a far parte dei domini romani, come le terre dei Triumplini e dei Camuni. I suoi abitanti iniziano un lunghissimo conflitto con gli invadenti romani e ci vorrà tutta la potenza militare delle legioni di P. Silio e T. Druso per stroncare, fra il 14 ed il 16 a.C., gli ultimi ostinati focolai di resistenza.

La romanizzazione della Valle trova una vasta documentazione nelle epigrafi rinvenute sul territorio, citate anche dal Mommsen in “Corpus Inscriptionum Latinarum”. La più nota e significativa, oggi conservata nel Museo Romano di Brescia, si riferisce alla sepoltura del romano P. Atinio, della “gens” Fabia, sepolto a Vobarno, località che il testo della epigrafe definisce “...ai confini dell’Italia”.

Con la romanizzazione giunge anche la cristianizzazione. Si cancellano così nel tempo, e si sovrappongono usi, costumi; culti locali, linguaggi. Tracce importanti di un passato difficile ancora oggi da ricostruire.

All’epoca delle invasioni barbariche si insediano sul territorio valsabbino prima i Goti, poi i Longobardi e sembra sia dovuto a questi ultimi l’inizio dello sfruttamento sistematico delle miniere di ferro nelle valli bresciane. Una iniziativa che, considerata in retrospettiva, appare quasi come una sorta di risarcimento, nel tempo, per le violenze di quelle antiche invasioni e che oggi, fa della Valle Sabbia, la capitale della siderurgia.

Gli eserciti romani e le forze barbariche si scontrano o patteggiano a lungo sul territorio della penisola, fino alla inevitabile realtà dei regni romano-barbarici. Per la nostra Valle, tuttavia questo è un lungo periodo di laboriosa tranquillità.

Solo nel XII sec. in età comunale, i valsabbini sono chiamati in causa per difendere le libertà democratiche di Brescia, minacciate dalla nobiltà. Al comando di Oberto da Savallo, capitano del comune, scendono in difesa della città. Lo faranno molte altre volte, battendosi al fianco di Brescia contro Federico II nel 1238, contro il Signore di Verona, Mastino Della Scala nel 1330, contro il duca di Milano nel 1426.

Contro Venezia la Valle Sabbia non si schiera, anzi stringe con lei un’alleanza che promette insolite, favorevoli condizioni di autonomia amministrativa. Naturalmente si impegna a combattere al suo fianco. Altre guerre, quindi e altre devastazioni. Nel 1439 il Piccinino, per rappresaglia, incendia e saccheggia Vestone e la Pertica. Inutile rievocare le conseguenze della resistenza ai Lanzichenecchi.

Tuttavia, nelle pause concesse dalla sanguinosa quotidianità della guerra, i valsabbini riprendevano con ostinazione e coraggio il lavoro dei campi e delle fucine. L’arte siderurgica era in costante progresso ed era proprio la guerra ad incentivarne lo sviluppo, tanto che la Valle Sabbia possedeva, da sola, ben 12 altiforni. Accanto agli altiforni, le fucine. Nel 1562 se ne contano in valle 50. Gli operatori valsabbini, (letti “Docimastri” o “Focimastri” erano talmente quotati per la loro esperienza e noti per l’indiscussa bravura, (la essere richiesti, oltre che a Milano e Venezia, anche in Danimarca, in Croazia, in Serbia.

L’alleanza con Venezia porta alla valle effettivi vantaggi. La sua autonomia è riconosciuta dalla Serenissima con esenzioni e favori che le consentono di autogovernarsi. Ha propri ordinamenti e gode di particolari statuti assai favorevoli allo sviluppo economico. E’ grazie a questa situazione che i secoli XVI e XVII sono caratterizzati, per la Valle, da un significativo slancio economico, artistico, religioso.

I commercianti si stendono fino ai ricchi mercati di Milano e Venezia. Nuove costruzioni civili e religiose ed una notevole produzione artistica ed artigianale testimoniano l’affinarsi del gusto ed una insolita vena creativa. Risalgono a questo tempo felice i primi lavori dei Pialorsi di Levrange, detti `Boscaì”. Grandissimi intagliatori del legno, diedero a partire dal 1600 e per buona parte del 1700 le loro opere migliori. Sono sempre di questa epoca gli splendidi intagli di Ludovico da Nozza che ancora oggi si ammirano nel Duomo di Ferrara. A Venezia, nella chiesa della Madonna della Salute, ritroviamo uno splendido candelabro in bronzo, opera di Andrea Baruzzo di Sabbio. Pregevoli lavori di gusto rinascimentale e barocco vengono commissionati e magistralmente eseguiti dagli artigiani, nelle fucine della valle.

Ma alla fine del secolo XVIII la resa della Serenissima alle truppe napoleoniche coinvolge anche la Valle Sabbia. Nel recentissimo Convegno promosso a Nozza dalle Comunità di Valsabbia e Valtrompia, in occasione del bicentenario della caduta della Repubblica Veneta, il professor Marino Zorzi, direttore della Biblioteca Marciana così ha ricordato il crepuscolo dello Stato Veneto: “... Si arrese ai francesi non per codardia ma a seguito di una malinconica presa d’atto della realtà...”. Brescia, diventata subito filofrancese, è il nuovo, vicinissimo nemico contro cui la valle cerca di resistere. Ma la spedizione punitiva delle truppe napoleoniche al comando del generale Chevalier cancella dalla Valle Sabbia le ultime resistenze dei fedelissimi al governo veneto. “Un governo - ricorda il prof. Zorzi - di incredibile mitezza, tollerante nella cultura, ricco di istituzioni assistenziali per i deboli, umano nella amministrazione della giustizia”.

Dopo l’esperienza veneta risulta pesantissima la dominazione francese, alla quale succederà, nel XIX secolo, quella austriaca. Autonomia e libertà non sono che un lontanissimo ricordo. Tutto va in declino al punto che l’industria siderurgica, così fiorente ai tempi del sodalizio con Venezia, è costretta a chiudere buona parte dei forni fusori. La ribellione trova negli ideali risorgimentali la sua ragione di essere. Ideali portati in valle, in un primo tempo segretamente da Silvio Moretti (che morirà allo Spielberg) e G. Passerini, poi abbracciati senza riserve da un numero sempre crescente di giovani e meno giovani, appartenenti ad ogni ceto sociale.

La Valle Sabbia partecipa ai moti del 1848, è presente alle “Dieci Giornate” di Brescia nel 1849, combatte a S. Martino e Solferino nel 1859. Il passaggio di Garibaldi fa parte delle cronache e della leggenda di tutti i paesi della valle. Lo ricorda, nel centro storico di Vestone, una lapide singolare, forse unica. “A GIUSEPPE GARIBALDI / LE DONNE DI VESTONE / AUSPICANTI PEI LORO FIGLI / P.P. / 11 OTTOBRE 1885”.

L’inaugurazione di questa lapide, alla quale presenziò anche Gabriele Rosa, fu seguita da una serie di polemiche, tra il serio e il faceto, a proposito del passo ...”LE DONNE DI VESTONE..” che aveva suscitato parecchi commenti. Il 900 porta in Valle Sabbia, come nel resto del mondo, una ventata di euforia e tante promesse. Nel 1901 il bresciano Giuseppe Zanardelli diventa Presidente del Consiglio. Qualche anno prima, come Ministro di Grazia e Giustizia, aveva visitato la Valle, interessandosi alle sue problematiche. Forse anche grazie al suo interessamento, nel 1898 era arrivata in valle l’elettricità. Nello stesso anno gli “zanardelliani” valsabbini costituiscono la “Cassa Cooperativa di Credito Valsabbina” che diventerà, nel 1941, “Banca Cooperativa Valsabbina”.

Nel 1902 viene messa in funzione la centrale elettrica del Caffaro. Un’opera decisamente avanzatissima per portata, lunghezza, voltaggio. Resterà fino al 1915/18 una delle centrali più importanti d’Europa. Nel 1907 la valle è collegata alla città da due ferrovie. La prima, Brescia - Rezzato - Tormini, inizialmente a vapore, verrà poi elettrificata. La seconda copre il tratto Rezzato - Vobarno - Caffaro. Poi la grande guerra del 1915/18. Vestone e Nozza sono territori di confine, l’immediato retroterra del Fronte, con tutte le conseguenze di una simile posizione. Requisizione di edifici, chiese e scuole trasformate in ospedali da campo, ma anche grande passaggio e grandi affari. I ragazzi di leva e ..”tutti gli uomini validi” sono però chiamati al fronte ed i nomi di molti di loro verranno scritti sulle lapidi commemorative. Il Fascismo giunge in Valle con le sue scritte trionfalistiche... E sarà proprio particolarmente nella seconda guerra mondiale che la Valle Sabbia darà un indimenticabile contributo di eroismo e di sangue nell’epopea dei Battaglioni “Vestone” e “Valchiese” a Nikolajewska e nella resistenza partigiana della Brigata Perlasca.

Gli anni della ricostruzione vedono tutti impegnati in un comune sforzo di sviluppo del Paese. Con tenacia, coraggio imprenditoriale, voglia di ricominciare. In questo clima, da queste radici, nasce e si sviluppa l’impegno ed il lavoro di Giulio Pietro Ebenestelli, fondatore della IVARS.